2025/2026
1 ottobre – 29 gennaio

Emilio Isgrò
Cancellatura e creazione

Isgrò si è affermato sulla scena artistica italiana e internazionale con le “cancellature”: testi a stampa – in articoli di giornale e libri – coperti con tratti neri che risparmiano, qua e là, parole e segni d’interpunzione. Nata come celebrazione del valore profondo della parola – contrapposto ai fiumi di parole che ci sommergono – la Cancellatura diventa creazione: combinazioni di parole, segni grafici e tipografici si trasformano in opere d’arte di esemplare equilibrio visivo e qualità estetica, stimolando al tempo stesso pensiero e immaginazione.

La mostra è una preziosa antologia della sua opera: dalle cancellature, particolari ingranditi e “poesie visive” degli inizi sino alle favole, carte geografiche e mappamondi cancellati, alle api e formiche trasformate in cancellature in movimento e ai semi d’arancia, “sculture” cariche di valori simbolici.

CICLO DI CONFERENZE

Tra cultura classica e sperimentazione artistica

Tre conferenze con proiezioni hanno approfondito i molteplici aspetti dell’opera di Emilio Isgrò, dalla prima attività poetica e di poeta visivo alla Cancellatura, segno inconfondibile di un’innovativa creazione artistica dai sorprendenti sconfinamenti disciplinari.

Antonello Negri si è concentrato sulla centralità dell’incontro tra parola e immagine e sulle interferenze di poesia, letteratura, arti visive e teatro in Isgrò, capace d’innestare sulla tradizione culturale della Magna Grecia una radicale trasformazione del linguaggio delle arti.

Gli sviluppi delle ricerche artistiche verbovisuali del secondo Novecento, dall’eredità dell’avanguardia letteraria d’inizio secolo, del futurismo e di dada, fino alle esperienze della poesia concreta e visiva, della nuova scrittura e del concettuale, sono stati al centro dell’intervento di Giorgio Zanchetti.

Lo stesso Emilio Isgrò ha raccontato la Cancellatura in un incontro intergenerazionale: ha spiegato ai più piccoli e ai loro genitori un atto concettuale che, pur nella sua apparente semplicità, implicava una riflessione radicale sul linguaggio, sulla memoria e sulla possibilità di sottrarre per rivelare.